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Registri multipli
Intervista alla musicista, cantautrice e produttrice Maria De Val
Maria de Val è il suo progetto solista, “forse il più personale”: senza compromessi, sperimentale, indie, profondamente radicato nella sua identità, perché nasce da una libertà totale di scelta e visione. La formazione Principess segue invece una direzione completamente diversa: le tre musiciste definiscono il loro stile come Italo-Kraut-Pop dai testi femministi. Funzionano come un vero organismo collettivo, non solo sul piano musicale ma anche umano; scrivono insieme, condividono temi, si confrontano continuamente. Van Damme 38, infine, è un progetto performativo e artistico che affonda le sue radici nella musica per documentari.
Maria Moling è musicista da studio e dal vivo, cantautrice, compositrice e produttrice; suona una decina di strumenti e attraversa con naturalezza linguaggi e forme musicali differenti. Dopo gli anni in tournée con le band Ganes e Me + Marie, oggi porta in giro per l’Europa i suoi progetti Maria de Val, Principess e Van Damme 38, collaborando al tempo stesso con artisti internazionali come Hubert von Goisern, Angela Aux, Cosma Joy, Max Prosa e Aloa Input. Parallelamente compone e produce musica per teatro e cinema.
Nata a Brunico e cresciuta a La Val, in Val Badia, dopo il liceo pedagogico a indirizzo musicale ha studiato batteria jazz al Conservatorio Regionale della Carinzia, dedicandosi poi alla musica pop sperimentale. Di recente ha pubblicato il suo primo album, Mëda Medusa, e sta già lavorando al prossimo. Nelle sue parole e nella sua musica convivono passione, sensibilità, ironia e profondità.
KW Quali sono stati i tuoi primi contatti con la musica?
MDV Molto presto, già da bambina, perché in casa mia era sempre presente. I miei genitori amano la musica, suonano e cantano: mia madre nel coro della chiesa, mio padre nella banda musicale. A noi figli è stata data la possibilità di imparare uno strumento, e naturalmente l’abbiamo fatto tutti. Anche se, a dire il vero, più che fare musica insieme, litigavamo. [ride] Più tardi passavo spesso dal vicino di casa, che aveva una batteria. Ricordo ancora quanto mi divertisse suonarla: è stato lì che ho scoperto il mio amore per questo strumento, anche se ho iniziato a studiarlo seriamente solo al liceo, a quattordici anni. In Val Badia cantavo nel coro e nel coro della chiesa, e molto presto mi lasciavano persino tirare i registri dell’organo, ancora prima che sapessi leggere le note. A un certo punto ho iniziato ad ascoltare più jazz e pop, tutto quello a cui riuscivo ad accedere in valle o in Alto Adige: il CD “cool” di una sorella o di una zia, musica molto varia e colorata. Le mie prime vere esperienze in una band sono arrivate poi al liceo pedagogico di Brunico.
KW Cosa ti ha influenzata musicalmente?
MDV Le band e i concerti mi hanno sempre affascinata. È stato così che ho capito di voler fare musica insieme ad altre persone, in qualunque forma. Anche il periodo degli studi jazz mi ha segnata profondamente: i primi concerti, le prime composizioni, già mentre studiavo. Poi, a ventitré anni, è arrivata la mia prima grande tournée con Hubert von Goisern: abbiamo attraversato l’Europa in nave, tra band ospiti, jam session e concerti. È stata un’esperienza incredibile, e una grande fortuna poterla vivere a quell’età. Poco dopo è iniziata l’esperienza con le Ganes e il primo vero tour. Più tardi, con Me + Marie, è stato fondamentale il contesto dei club e dei festival. Ho sempre ascoltato molta musica degli anni ’70 e ’90, dalle sonorità Motown fino all’indie, e continuo a farlo ancora oggi.
KW Qual è il filo rosso che attraversa il tuo lavoro?
MDV Credo sia l’estetica del suono. Forse potrei descriverla così: mi piacciono i suoni vintage un po’ sporchi, quelli che al momento giusto “ondeggiano” leggermente nel modo giusto.
KW Scrivi, componi, suoni moltissimi strumenti, produci e coproduci la tua musica: cosa ti affascina di tutti questi aspetti?
MDV Amo stare nei luoghi in cui la musica accade. Mi affascinano quei momenti e quegli spazi in cui qualcosa può nascere, indipendentemente dal ruolo che ricopro o dalla forma che prende. Limitarmi a una sola cosa mi sembrerebbe riduttivo, quasi noioso. Nella produzione mi piace assumermi la responsabilità delle scelte estetiche, ma anche capire quale percorso creativo sia necessario perché qualcosa possa emergere, evolversi o perché qualcun altro possa essere guidato verso una certa direzione sonora. Nella scrittura e nella composizione, invece, mi attraggono soprattutto le storie, le atmosfere, i mondi che si possono creare. Ho un bisogno molto forte di creare. E forse la parte più bella è proprio quando, nel mezzo del processo, riesci a sorprenderti da sola con qualcosa che non avevi previsto.
KW Perché canti in ladino, inglese, tedesco, italiano…?
MDV Le lingue fanno parte di me da sempre. In casa parlavamo solo ladino, ma era chiaro fin da subito che avremmo dovuto impararne altre, perché con il ladino da solo non si va molto lontano. Per questo oggi tutte queste lingue mi appartengono. In ogni lingua mi sento diversa, e ognuna riesce a trasmettere qualcosa di specifico. Mi sembrerebbe innaturale doverne scegliere una sola, soprattutto quando sento che una certa canzone funziona meglio in un’altra lingua. Nel ladino, che è la mia lingua madre, alcune cose riescono a essere più intime e sincere. Però, se cantassi esclusivamente in ladino, avrei la sensazione di aderire a un’idea di autenticità imposta dall’esterno e in questo decisamente non mi riconosco. Per esempio, un brano come Ciao Ciao Bella Ciao nasce anche come riferimento al classico italiano e come commento all’idea fascista della remigrazione. Un’atmosfera così cupa, il senso di quell’addio, riesco a esprimerlo meglio in tedesco, con il mio accento, che comunque porto sempre con me, in qualunque lingua canti. L’inglese, invece, è profondamente legato alla musica pop ed è una lingua molto morbida, che trovo ideale per scrivere canzoni, anche se poi non è detto che debbano essere cantate in inglese. Alla fine credo che sia la scrittura stessa a suggerire la lingua in cui un brano deve esistere.
KW Il tuo primo album si intitola Mëda Medusa: cosa significa e cosa racconta?
MDV Mëda in ladino significa “zia”, e la figura di Medusa mi ha sempre affascinata perché è estremamente mutevole. Ha tanti volti ed è molte cose contemporaneamente: mostro, divinità, vittima e simbolo di protezione. È anche un’immagine legata alla rabbia femminile, una figura che le strutture patriarcali hanno demonizzato proprio perché cercava di ribellarsi. Per me Medusa è un simbolo protettivo, ma anche uno spazio di proiezione per paure, desideri e contraddizioni.
KW Lavori sempre più spesso anche in teatro, ad esempio per i Münchner Kammerspiele e lo Schauspiel Leipzig: cosa ti attrae di questo ambito?
MDV Mi intriga l’incontro tra due forme artistiche come teatro e musica, e trovo molto stimolante l’interazione che si crea sul palco. Questo arricchisce enormemente il mio lavoro di composizione, anche perché il livello artistico in questi teatri è altissimo ed è una gioia poter collaborare con persone così brave. All’inizio sono entrata in quel mondo come musicista live, poi mi sono occupata del sound design e successivamente anche della composizione e della direzione musicale.
KW Ultima domanda: cosa non dovremmo assolutamente perderci in Alta Badia?
MDV In valle ci sono tante persone che si impegnano con grande passione nell’organizzare eventi davvero bellissimi; quindi, consiglio soprattutto di partecipare anche alle iniziative di cultura contemporanea. Una valle è davvero bella solo quando cultura, turismo e agricoltura riescono a convivere in equilibrio. E poi consiglio sempre una visita al Museum Ladin.
Kunigunde Weissenegger, laureata in traduzione e interpretariato a Innsbruck, Granada e Roma, con formazione umanistica e specializzazione in giornalismo, è traduttrice, scrittrice, giornalista, strategist della comunicazione e cofondatrice dell’agenzia di comunicazione e casa editrice franzLAB. È inoltre caporedattrice di franzmagazine.com, magazine dedicato alla cultura contemporanea nelle Alpi.