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Il giro perfetto
In bici attorno al massiccio del Sella
Il giro attorno al massiccio del Sella è uno degli itinerari ciclistici più leggendari delle Dolomiti. Un tempo riservato solo ai professionisti più esperti, oggi il percorso conosciuto come Sellaronda è accessibile anche a mountain biker e ciclisti su strada particolarmente allenati. La particolarità di questo anello è che attraversa tre province italiane, collegando quattro valli ladine – la Val Badia con l’Alta Badia, la Val Gardena, Arabba e la Val di Fassa – e i passi Gardena, Sella, Campolongo e Pordoi.
Uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati è il Sellaronda Bike Day, che nel 2026 celebrerà la sua ventesima edizione. In due giornate – il 6 giugno e il 12 settembre – i passi dolomitici verranno completamente chiusi al traffico e si apriranno a migliaia di ciclisti di tutte le età. Le strade saranno riservate alle biciclette anche in occasione del Dolomites Bike Day, il 20 giugno, quando i passi Campolongo, Falzarego e Valparola saranno dedicati esclusivamente a bici da corsa, mountain bike, e-bike, tandem, biciclette storiche o con carrellino per bambini.
A raccontarci più da vicino questo appassionante percorso su due ruote, due voci d’eccezione: una guida MTB e una ciclista su strada. Klaus Irsara, 54 anni, è cresciuto in Alta Badia. Lavora come guida MTB ed è cofondatore del Dolomite Biking Guide Team, realtà specializzata in tour guidati nelle Dolomiti. Insieme alla sorella Monica gestisce anche un bike hotel. Judith Pezzei, 31 anni, è originaria di San Cassiano in Alta Badia. Oltre a lavorare in uno studio di consulenza fiscale, dal 2023 è guida ciclistica certificata e in inverno insegna sci.
VS Come siete arrivati al ciclismo?
KI Pedalo praticamente da sempre. Da bambino andavo soprattutto in BMX, poi verso i sedici anni mi è stata regalata la mia prima mountain bike. Intorno ai venticinque anni ho comprato anche la prima bici da corsa, ispirato dalla Maratona dles Dolomites, una delle gare amatoriali più impegnative in assoluto. È lì che ho scoperto davvero la mia passione per il ciclismo. Più tardi ho seguito la formazione da guida MTB e nel 2010 ho fondato insieme ad alcuni amici il Dolomite Biking Guide Team. Nello stesso anno è nato anche il tour MTB del Sellaronda. Guardando indietro, posso dire che era un progetto molto ambizioso e quasi pionieristico. All’epoca molte funivie non volevano ancora trasportare biciclette e anche tra i biker l’uso degli impianti di risalita non era scontato. Oggi è tutto cambiato: le mountain bike sono pensate molto più per le discese e l’utilizzo degli impianti fa ormai parte dell’esperienza.
JP Da bambina non mi piaceva affatto andare in bici. Avevo una bicicletta che detestavo: una bici da città con marce pesanti, che rendevano quasi impossibili le salite in montagna. Quando uscivo con gli amici arrivavo sempre per ultima e spesso dovevo scendere e spingere. A un certo punto ho deciso di affrontare la cosa diversamente: i miei genitori mi regalarono una vera mountain bike e mi iscrissi a un club ciclistico. È lì che ho scoperto la mia passione per la bici e da allora tutto è cambiato.
VS Perché vale la pena vivere il Sellaronda in MTB?
KI Per ogni biker il Sellaronda è un’esperienza straordinaria. In un solo giorno si può circumnavigare tutto il massiccio del Sella attraversando quattro valli ladine. In mountain bike il contatto con la natura è particolarmente intenso: il panorama cambia continuamente e si aprono scorci spettacolari a ogni curva. Grazie agli impianti di risalita si raggiungono trail fino a 2.500 metri di quota, molto più in alto rispetto a quanto si vive normalmente con la bici da corsa. È semplicemente fantastico.
JP Oltre ai panorami incredibili, la particolarità del percorso è attraversare quattro valli ladine molto diverse tra loro per cultura, tradizioni e stile di vita. In ogni valle cambiano anche le prospettive sulle montagne simbolo delle Dolomiti, come la Marmolada, il Sassolungo o il Santa Croce. Il gruppo del Sella appare diverso in ogni tratto del percorso.
VS Cosa aspetta i ciclisti lungo il percorso?
JP Chi affronta il Sellaronda su strada trova salite e discese molto varie. La vera sfida sono i continui cambi di ritmo, che mettono alla prova sia la resistenza sia la concentrazione. Il percorso segue esclusivamente le classiche strade asfaltate dei passi Campolongo, Pordoi, Sella e Gardena, ognuno diverso per caratteristiche tecniche e paesaggio. L’anello misura circa cinquanta chilometri con un dislivello di 1.700 metri. Per un ciclista allenato servono tra le tre e le cinque ore.
KI Il Sellaronda è una vera escursione di un’intera giornata e non va sottovalutata. Può essere percorsa in senso orario – più tecnica – oppure in senso antiorario, più semplice. A seconda della variante si percorrono tra i 55 e i 58 chilometri, con quote che vanno dai 1.400 ai 2.500 metri. Sono soprattutto le discese a sorprendere molti biker: tecniche, impegnative, richiedono una buona padronanza della bici. Per godersi davvero il tour serve quindi una certa preparazione tecnica, perché qui il focus è soprattutto sulla discesa su trail sassosi e sconnessi, più che sulla pedalata. Molto interessante è anche il mix tra sentieri naturali e trail costruiti appositamente.
VS A cosa bisogna prestare attenzione nella preparazione?
JP Per affrontare il Sellaronda bisogna avere un’ottima preparazione fisica e una buona tecnica di guida. Fondamentale è anche l’alimentazione: avere abbastanza energie prima e durante il tour è decisivo. È un itinerario adatto sia ai professionisti sia agli amatori, mentre per famiglie e bambini è consigliabile soprattutto durante il Sellaronda Bike Day, quando i passi vengono chiusi al traffico.
KI La bici giusta è indispensabile. Per il Sellaronda consiglio una mountain bike full suspended, preferibilmente orientata alla discesa. È fondamentale controllare accuratamente il mezzo prima di partire: i freni devono essere perfetti e le pastiglie adeguate alle lunghe discese. Anche pneumatici e pressione vanno verificati, perché molti pedalano con una pressione troppo alta. Nell’equipaggiamento base non devono mancare casco, guanti, ginocchiere, acqua e barrette energetiche. Durante il tour è importante restare concentrati, fare pause regolari, mangiare, bere e naturalmente godersi il panorama.
VS È possibile affrontare il tour con una guida?
KI Sì, e lo consiglio vivamente. Ancora meglio sarebbe fare prima un’escursione insieme a una guida, così da valutare il livello tecnico e adattare il percorso nel modo migliore. Questo aumenta non solo la sicurezza, ma anche il divertimento.
JP Certamente. Un tour guidato arricchisce molto l’esperienza, perché una guida non aiuta solo nella scelta del percorso, ma racconta anche aspetti interessanti della cultura ladina, della natura e del paesaggio. Naturalmente il giro può essere affrontato anche autonomamente con la bici da corsa, purché si abbia familiarità con lunghe discese e tornanti di montagna.
VS Come immaginate lo sviluppo dell’Alta Badia come destinazione ciclistica?
JP Credo che l’Alta Badia potrebbe promuoversi ancora di più come territorio dedicato alla bici, puntando soprattutto sulla sostenibilità ambientale. Mi piacerebbe che ciclismo e tutela della natura fossero ancora più strettamente collegati, così da mantenere la regione attrattiva anche in futuro.
KI Vorrei che il ciclismo in Alta Badia venisse pensato in modo più globale. Le esigenze sono cambiate molto: oggi esistono tantissime forme diverse di ciclismo e una semplice pista ciclabile non basta più a rispondere a questa varietà. Inoltre, la bici è diventata una componente centrale della mobilità sostenibile. Proprio per questo è importante pianificare e sviluppare questa evoluzione nel lungo periodo.
Verena Spechtenhauser è appassionata di libri, giornalista freelance e storica. Dopo aver vissuto a Innsbruck, Roma e Madrid, oggi vive e lavora a Merano, dove scrive di letteratura, natura, viaggi, architettura e design per diverse pubblicazioni altoatesine e altri progetti editoriali.