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Arte in altezza
SMACH porta in Alta Badia il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto
Spesso, alcune svolte (o illuminazioni) avvengono nell’incontro con l’inaspettato che colpisce in prima istanza i sensi. Tale cortocircuito sensoriale può contraddistinguere anche l’esperienza di certe forme d’arte, che pur basandosi su di un pensiero articolato e complesso, attivano una fruizione dal forte impatto emozionale, non di rado straniante e spettacolare, prima ancora che riflessiva.
Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, la grande installazione di landart, che si erge a Colfosco, tra le vette dell’Alta Badia, è un’opera che forse può annoverarsi tra queste.
Da lontano rapisce gli occhi con le sue architetture in rosso acceso, realizzate con il legno degli alberi devastati dalla tempesta Vaia, in contrasto con i verdi, i blu e i marroni della natura.
Da vicino, invita le persone a varcare i suoi “portali”, in modalità dinamica od (e)statica.
E quindi a lasciarsi ammaliare dalla sua forma misteriosa: la tripla ellissi, che richiama il simbolo matematico dell’infinito, con l’aggiunta di un terzo cerchio centrale più grande: il Terzo Paradiso.
Quest’opera così suggestiva è stata inaugurata l’11 luglio 2025, in occasione della VII Edizione di SMACH – biennale internazionale di arte pubblica con sede in Val Badia Badia e oggi si può ammirare nella località Plans a Colfosco, ai piedi del Passo Gardena, in prossimità del massiccio del Sella. L’opera è raggiungibile facilmente, tramite un percorso pedonale e ciclabile ed è anche visibile dall'alto, da chi attraversa il Passo, dagli scalatori della Ferrata Tridentina e dai frequentatori della ovovia Plans Frara. L’installazione si adagia su di un grande prato, messo a disposizione dalla famiglia Mersa, originaria del luogo.
Ma l’opera di Pistoletto come è arrivata fin quassù, tra i monti dell’Alta Badia?
Ricordiamo che Michelangelo Pistoletto (Biella 1933) è uno dei maggiori artisti italiani, attivo sulla scena internazionale fin dagli anni Sessanta. Tra i suoi progetti, non si possono non citare i Quadri specchianti, con cui ottenne nel 1962 un largo riconoscimento partecipando alle mostre internazionali della Pop Art e i Plexiglass (1964), che aprirono la stagione dell’Arte Concettuale. Del 1965-1966 sono gli Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera. Negli anni Novanta fonda a Biella Cittadellarte - Fondazione Pistoletto, con l’intento di porre l’arte in relazione attiva con il tessuto sociale al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società. Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia e nel 2024 l’artista annuncerà la nascita del Terzo Paradiso. Seguiranno altri importanti riconoscimenti internazionali ed esposizioni prestigiose come la personale al Louvre di Parigi nel 2013 e la recente candidatura al Nobel per la pace nel 2025. Sue opere sono presenti nelle collezioni dei maggiori musei d’arte moderna e contemporanea.
Il Terzo Paradiso non è quindi un lavoro di recente concezione ma costituisce un tassello fondante del percorso artistico dell’artista. La si potrebbe definire un’opera itinerante che, dal 2003/2004 in poi, ha trovato dimora in più contesti e con differenti realizzazioni, dalla Piramide del Louvre, alle Terme di Caracalla, dal Palazzo dell’Onu a Washington, all’Arena di Verona ed in molti altri luoghi ancora. Un’opera che nel tempo ha voluto incarnare una visione attiva e propositiva dell’arte nella società, come strumento di consapevolezza e trasformazione, capace di stimolare la responsabilità individuale e collettiva, a favore di una rinnovata coscienza ecologica e sociale.
Nell’installazione il cerchio che simboleggia il Terzo Paradiso si trova al centro della tripla ellissi, in mezzo ad altre due dimensioni (e cerchi) e rappresenta una sintesi tra queste due condizioni opposte: il primo paradiso, simbolo dell’originaria armonia tra essere umano e natura, e il secondo paradiso, esito del mondo artificiale generato dall’ingegno umano, fonte di progresso, ma anche di squilibri ecologici e sociali. Il Terzo Paradiso, nell’ottica dell’artista, si offre quindi come una terza via, uno spazio di coesistenza attiva e di rigenerazione, in cui queste polarità possano interagire generando sostenibilità.
Nel dietro le quinte dell’iniziativa figurano due curatori: il designer e curatore italiano, esperto di design ed architettura Sandro Orlandi Stagl e Phil Mer, all’anagrafe Philipp Mersa, musicista polistrumentista, batterista tra i più interessanti del panorama musicale italiano, compositore, storico dell’arte, curatore e collezionista originario di Colfosco. Il progetto è stato reso possibile anche grazie al coordinamento del Cultural Hub di SMACH con il sostegno della Fondazione Pistoletto e di Paolo Mozzo di ARTantide Gallery. Altre realtà importanti per l’attuazione del progetto sono state Impianti Colfosco, come partner tecnico; lo sponsor Fondazione Cassa di Risparmio e i volontari dell’associazione culturale SMACH, sostenuta dagli enti Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Regione Autonoma Trentino-Alto Adige. Ma lascio ora la parola a Phil Mer nel racconto della sua esperienza di curatore appassionato di questo Terzo Paradiso, che – come scopriremo - ha trovato dimora in una location così spettacolare a Colfosco proprio grazie a lui.
Il terzo Paradiso è un'opera emblematica di Pistoletto che ha girato il mondo. Come è nata l'idea di installarla in modo permanente a Colfosco?
Qualche anno fa, tramite l'amico Enrico Garnero, ho conosciuto Paolo Mozzo di Artantide, gallerista veronese e ambasciatore delle installazioni Terzo Paradiso di Pistoletto. Paolo cercava un partner, pratico di montagna, che lo aiutasse a procurarsi il legno di Vaia, ricavato dalle decine di ettari di bosco distrutti nel 2018 dalla terribile tempesta e con cui sperava di costruite l’opera.
Il progetto iniziale prevedeva che questo Terzo Paradiso, con la curatela di Sandro Orlandi Stagl, fosse prima costruito in Alta Badia e poi sostasse per qualche mese alla Basilica di San Pietro a Roma. Il consenso del Papa, tuttavia, non è mai arrivato, così ho controproposto di realizzare l'opera in Alta Badia e di trovare una location sul posto, dove venisse poi installata in modo temporaneo o permanente. Ho subito trovato interlocutori motivati: due su tutti, il mio compaesano e assessore Daniel Alfreider e l'allora sindaco di Corvara, Robert Rottonara, anche se non è stato facile trovare i fondi necessari per realizzare il progetto da zero. In questo è stato risolutivo l'incontro con la Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano, avvenuto tramite Ermi Zoldan e Francesca Pasquali. Sono seguiti mesi di lavoro intenso al fine di ottenere il consenso dai Beni Ambientali e Paesaggistici per installare l'opera. Non è stato facile convincere la commissione che non avremmo deturpato il prato a destinazione agricola, ma che anzi lo avremmo valorizzato. Dopo tre rifiuti, quando stavamo per gettare la spugna, è arrivato il sì, grazie all'intercessione del Museum Ladin e del Maxxi di Roma, che ci hanno sostenuto nell’evidenziare l'importanza storica e culturale di un artista di fama mondiale come Michelangelo Pistoletto, già presente nei libri di storia dell'arte.
Come avete identificato la location e che caratteristiche presenta?
Posso dire che il prato me lo sono trovato praticamente in casa! Dopo giorni e giorni di riflessioni e ricerche della location più adatta, scopro che mio papà, Giorgio Mersa, è proprietario di un prato sul Passo Gardena. Lo vediamo assieme e abbiamo l'illuminazione! La posizione è perfetta, perché è immersa in una natura suggestiva vicino al bosco, ai piedi del Sella, ma allo stesso tempo a poche decine di metri dalla stazione intermedia della cabinovia Frara, che fa parte del percorso sciistico del Sellaronda. La cabinovia avrebbe letteralmente sorvolato l'installazione, consentendone la visione dall'alto, necessaria per coglierne la forma. La pista da sci passa accanto al prato, che si raggiunge facilmente in macchina, a piedi, con la bici, per poterci passeggiare all’interno. Questa location aiuta a comprendere i significati dell'opera, nell’idea di fusione armonica tra natura ed artificio, con il bosco da una parte e l’impianto di risalita dall’altra.
Il Terzo Paradiso è stato inaugurato durante la VII edizione di SMACH - Biennale d'arte pubblica 2025. Come entra in dialogo, tale opera, con i progetti sviluppati nel tempo da SMACH?
Conosco la realtà di SMACH da anni e di recente, su invito del presidente Michael Moling, sono stato invitato a farne parte anche io. Ritengo facciano un lavoro straordinario, fresco e innovativo per portare arte, cultura, bellezza in Alta Badia, valle che si è sempre adagiata su turismo invernale e natura, con poche proposte culturali rilevanti. Quando si è trattato di cercare dei partner per la realizzazione dell'installazione, ho subito bussato alle porte di SMACH. Da allora abbiamo lavorato sempre di concerto e credo che, senza la loro consolidata esperienza di coordinamento sul territorio difficilmente ce l'avremmo fatta. Mi piace l'idea che si stia definendo, via via, una mappa della Landart in valle e che il visitatore sia invogliato a spostarsi dalla Valle dell'Arte a San Martino, dove opere della Biennale sono esposte in modo permanente, a Colfosco, dove troverà l’installazione di Pistoletto o, in occasione della Biennale, ad esplorare i boschi in cerca delle opere di giovani artisti provenienti da tutto il mondo. Anagraficamente e per importanza storica, Pistoletto potrebbe essere considerato un loro mentore.
Ad oggi, quali sono i feedback del Terzo Paradiso da parte dei visitatori, locali e non?
Come spesso succede con l'arte contemporanea molti cittadini e turisti sono rimasti spiazzati, seppur incuriositi, da ciò che non conoscevano e che forse non comprendevano appieno ad un primo colpo d'occhio. Grazie al materiale informativo fornito da SMACH, al video di Pistoletto e ad una serie di articoli sulla stampa, il valore ed il significato dell'opera hanno potuto propagarsi ed essere meglio riconosciuti. Molti turisti sono rimasti senza fiato per la forza e la bellezza del contrasto tra i grandi portali rossi ed il paradiso naturale circostante. Al momento sono particolarmente curioso di vedere come il pubblico si interfaccerà con l'opera nel periodo invernale: i feedback degli sciatori che vi passeranno accanto, le reazioni di chi prenderà l'impianto di risalita...
Phil cosa ti ha affascinato maggiormente nel tuo lavoro di curatela e nell'opera stessa, anche in rapporto al momento storico che stiamo vivendo?
Certamente l'opera ci deve far riflettere sul binomio natura/artificio. Colfosco è ancora uno spicchio di paradiso, ma le problematiche incombono anche qui, dallo scioglimento dei ghiacciai, al surriscaldamento, dall'incertezza futura sulla presenza della neve all'inquinamento di macchine e moto sulle strade dei passi...Tutto ciò ci deve invitare alla consapevolezza di quanto sia precario ma vitale l'equilibrio tra uomo e natura, spronandoci a realizzare in concreto "un Terzo paradiso" in cui questi opposti possano convivere
Maria Quinz è giornalista freelance, copywriter e traduttrice. Interessata in particolare a design, arte e cinema, scrive e sviluppa contenuti per il web e la carta stampata nei settori cultura e lifestyle. Originaria di Bolzano, vive e lavora a Milano.